La droga, i ragazzi e le pinze del sig. Rizzi

La droga, i ragazzi e le pinze del sig. Rizzi

Chi appartiene alla mia generazione, ossia quella degli anni ’70/80, ha vissuto il boom dell’eroina. Ricordo ancora il terrore che provavamo da bambini quando, al mattino, arrivavamo all’ingresso della scuola elementare e facevamo lo slalom tra le siringhe. Un giorno, però, arrivò quello che per noi diventò un eroe: il signor Rizzi, un operatore ecologico che, con una pinza dal lungo manico, raccoglieva tutto ciò che i consumatori di eroina avevano abbandonato durante la notte intorno alla nostra scuola elementare.

Peccato, però, che il signor Rizzi fosse solo uno e non potesse essere ovunque. Trovavamo siringhe dappertutto e avevamo il terrore di pungerci. La via in cui sono cresciuto era poco illuminata, e tornando a casa poteva capitare di incappare in situazioni spiacevoli, come il rischio di incontrare chi si era appartato per bucarsi. Per questo motivo, eravamo diventati dei veri centometristi, formando vere e proprie batterie di corsa.

Chi ha vissuto da bambino in quegli anni e ha visto con i propri occhi queste scene, ripensandoci, prova emozioni forti e, nel tempo, ha fatto particolare attenzione a non cadere nel terribile inferno dell’eroina. Ricordo le infinite campagne d’informazione in TV, sui giornali, alla radio e nelle scuole per tentare di arginare quel fenomeno dilagante. Chi ha vissuto quel periodo ed è oggi genitore è comprensibile che tema che i propri figli possano “entrare nel tunnel della droga”, come recitava una vecchia campagna di sensibilizzazione.

Spesso associamo il termine “droga” alle sostanze illegali come eroina, cocaina e cannabis. In realtà, dovremmo riferirlo a tutte le sostanze psicotrope, ovvero quelle capaci di attraversare le barriere ematiche cerebrali e alterare coscienza, percezione e stato d’animo. Tra queste, vanno incluse anche sostanze legali e socialmente accettate, come psicofarmaci, alcol, nicotina e caffeina, che possono anch’esse creare assuefazione e dipendenza.

Viviamo in una società in cui l’uso di sostanze psicotrope è ampiamente accettato dagli adulti come soluzione rapida per superare stati d’animo indesiderati (insonnia, ansia ecc.) o semplicemente per piacere. Questo facilita l’avvicinamento dei giovani alle sostanze illegali. Infatti, non è raro che, quando un adulto condanna l’uso di cannabis, i ragazzi rispondano con frasi come: “L’alcol che voi bevete è certamente peggio di una canna.” E bisogna ammettere che le statistiche lo confermano.

L’uso di stupefacenti si è diffuso in tutte le classi sociali e coinvolge ragazzi sempre più giovani. Gli adolescenti, spinti dal desiderio di sperimentare e trasgredire, sono particolarmente esposti a queste esperienze all’interno del loro gruppo di pari. Tuttavia, non tutti sviluppano una dipendenza, ed è per questo che la prevenzione dell’abuso è un obiettivo più realistico rispetto all’idea di eliminare del tutto il consumo.

Alcune correnti di pensiero attribuiscono l’uso e l’abuso di droghe alla «pulsione di morte» dei giovani. E’ raro però che si parli del piacere, sia fisico che psicologico, intrinseco e diverso per ogni tipo di sostanza, e di come questo piacere possa essere ricercato nuovamente per affrontare problemi che sembrano insormontabili con le proprie risorse. La sostanza può diventare così una tentata soluzione, una scorciatoia illusoria per essere ciò che si vorrebbe essere.

L’uso diventa abuso quando si instaura un rapporto stabile tra la sostanza e la persona, che finisce per perderne progressivamente il controllo. Le droghe, legali e illegali, danno l’illusione di superare i propri limiti e affrontare le difficoltà con facilità.

Tuttavia, questo sollievo temporaneo può trasformarsi in dipendenza, rendendo la sostanza un rifugio costante. Ciò che nasce come semplice divertimento diventa una soluzione al disagio, facendo percepire lo studio, lo sport o altre sfide come meno attraenti rispetto all’uso di droghe, per sfuggire a pensieri negativi e pressioni familiari.

È noto che i primi segnali d’allarme possono includere cambiamenti nelle abitudini, calo del rendimento scolastico e sbalzi d’umore. Tuttavia, è importante ricordare che alcuni di questi comportamenti possono essere legati anche all’adolescenza e non necessariamente all’uso di sostanze. Tra i sintomi fisici si possono includere cambiamenti nelle pupille: molto piccole con l’uso di eroina, molto dilatate con la cocaina e occhi arrossati dopo il consumo di cannabinoidi.

Altri segnali possono essere disturbi del sonno e il tentativo di coprire segni sul corpo, ad esempio indossando sempre maniche lunghe. Problemi respiratori e piccoli sanguinamenti dal naso possono indicare l’uso di sostanze per via nasale. Anche una perdita di peso evidente, dovuta alla mancanza di appetito, può essere un segnale da non sottovalutare. Se un i genitore scopre che il figlio ha consumato o consuma delle sostanze, non deve necessariamente allarmarsi, potrebbe trattarsi di un uso sporadico.

In queste situazioni, accusare o demonizzare non serve, anzi, può creare una frattura che ostacola una visione chiara del problema. Se è necessario l’intervento di esperti, è fondamentale costruire un’alleanza piuttosto che aumentare le distanze. Il compito di noi adulti è quello di essere capaci di trasmettere ai giovani valori e aiutarli a sviluppare una sana autostima. Non possiamo pretendere di eliminare il rischio, ma possiamo fornire ai nostri figli gli strumenti per affrontarlo.

E forse, proprio come il signor Rizzi che con la sua pinza raccoglieva le siringhe, possiamo essere anche noi degli eroi silenziosi, capaci di fare la differenza con piccoli gesti quotidiani, con la forza del dialogo e soprattutto con l’esempio.

Articolo pubblicato su il7 magazine numero 394

0 0 voti
Valutazione dell'articolo
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
Condivid l'articolo:

Related Posts

0
Esprimete la vostra opinione commentando.x