Il 19 marzo del 2025, Davide Garufi, un giovane di soli 21 anni, ha deciso di porre fine alla propria vita. Era un ragazzo come tanti, con sogni e passioni, ma anche con fragilità che lo rendevano particolarmente vulnerabile. Sui social, dove si faceva chiamare Alexandra, raccontava il suo percorso di transizione di genere e la sua voce non sempre veniva accolta con rispetto. Anzi, era spesso soffocata da una valanga di odio.
Le offese e gli insulti online erano diventati una costante. I social, che per molti giovani rappresentano un luogo di espressione e condivisione, per Davide si erano trasformati in un’arena di giudizi spietati. Le cause che lo hanno spinto a compiere un gesto così estremo sono da appurare, tuttavia il peso di quelle parole, che lo ferivano ogni giorno, si è fatto sempre più insopportabile e Davide lo aveva espresso più volte. Ha usato la pistola del padre, una guardia giurata, per togliersi la vita.
Ora l’uomo si trova sotto inchiesta e al centro delle indagini ci sono i tanti commenti offensivi che da tempo bersagliavano il figlio. Davide lavorava come commesso in un centro commerciale ed era un ragazzo sensibile, segnato dal dolore per la perdita della sorellina, morta a causa di una malattia.
Dopo la scomparsa del 21enne, molti hanno espresso il proprio dolore e solidarietà. Ma c’è anche chi ha continuato a superare il limite della decenza, perseverando nel giudicare Davide e i suoi contenuti. Viene spontaneo chiedersi cosa sarebbe successo se chi ha mostrato il proprio dispiacere per la sua morte avesse espresso prima la propria vicinanza. Se si fosse unito per difenderlo dagli attacchi anziché restare a guardare.
Se le parole di supporto fossero arrivate prima di quelle di cordoglio. La verità è che il dolore e la sofferenza di chi subisce violenza verbale online non sono meno reali di quelle causate da una violenza fisica. Le parole possono distruggere. E purtroppo, lo fanno. Il cyberbullismo è una forma di bullismo perpetrato attraverso mezzi digitali, come social media, chat e altri mezzi di comunicazione.
E’ un fenomeno dilagante, secondo una ricerca dell’Università di Siena pubblicata nel 2023, il 22% degli adolescenti italiani ha subito episodi di cyberbullismo e il 15% di loro ha pensato al suicidio. Il fenomeno ha radici profonde e complesse. Secondo John Suler, che nel 2004 ha teorizzato l’”effetto di disinibizione online”, l’anonimato in rete riduce la percezione delle conseguenze delle proprie azioni, spingendo le persone a comportamenti aggressivi che nella vita reale sarebbero inibiti. Le persone tendono a imitare comportamenti osservati, specialmente se questi ricevono approvazione.
Il mondo dei social diventa una cassa di risonanza, infatti, un commento offensivo può ricevere like, condivisioni e diventare virale. Così l’odio si amplifica, senza che gli autori si fermino a riflettere sulle conseguenze. La vittima, invece, le subisce tutte. Il cyberbullismo genera ansia, depressione, isolamento sociale e, nei casi più gravi, ideazione suicidaria. Thomas Joiner, nella sua teoria sul suicidio, spiega che chi arriva a togliersi la vita spesso si sente un peso e prova un profondo senso di non appartenenza.
Il cyberbullismo può rafforzare entrambi questi sentimenti, spegnendo ogni speranza di trovare sostegno e comprensione. Quando guardiamo un film o veniamo a conoscenza di eventi spiacevoli, dove c’è una vittima e uno o più carnefici, spesso ci immedesimiamo, lasciandoci andare alle nostre emozioni e manifestando tutta la nostra sensibilità e la nostra compassione.
Poi però dietro i nostri smartphone e le nostre tastiere ci esprimiamo in maniera spietata, contro chi non conosciamo, contro chi è lontano e magari non la pensa come noi, senza tener conto del fatto che, magari dall’altra parte c’è una persona che soffre, che vive un disagio profondo e che nasconde la sua fragilità.
Le vittime di cyberbullismo possono adottare diverse strategie per proteggersi e affrontare la situazione in modo efficace. Non rispondere alle provocazioni può essere una strategia utile, poiché i cyberbulli spesso cercano una reazione emotiva, e ignorare i messaggi offensivi può ridurre la loro influenza.
È importante salvare le prove, facendo screenshot o archiviando messaggi e commenti, in modo da poterli segnalare alle autorità competenti o alle piattaforme digitali. Bloccare gli utenti molesti e segnalare i contenuti offensivi permette di limitare il contatto con i bulli e favorire interventi di moderazione. Parlare con una persona di fiducia, come un genitore, un insegnante o un amico, aiuta a non affrontare il problema da soli e a ricevere supporto emotivo.
Proteggere la propria privacy online è fondamentale: evitare di condividere informazioni personali pubblicamente, verificare le impostazioni di sicurezza sui social e usare password sicure sono accorgimenti utili. Se il peso delle offese diventa insostenibile, può essere utile prendersi una pausa dai social, allontanandosi temporaneamente da un ambiente che alimenta ansia e stress. Nei casi più gravi, quando le minacce e le molestie superano un certo limite, è essenziale denunciare il cyberbullismo alle autorità competenti, come la Polizia Postale. La Legge 71/2017 in Italia prevede strumenti di tutela specifici, anche per i minori.
Cercare supporto psicologico è un passo importante: se il cyberbullismo provoca ansia, depressione o altri problemi emotivi, rivolgersi a uno specialista può fornire strumenti utili per affrontare la situazione in modo sano e costruttivo. Contrastare questo fenomeno richiede uno sforzo collettivo.
Serve educazione digitale, non solo nelle scuole e tra i giovani, ma anche tra gli adulti e nei contesti lavorativi, affinché tutti comprendano l’impatto delle loro parole. Servono leggi più efficaci e sempre più supporto da parte di esperti, per aiutare chi si sente solo e sopraffatto dall’odio online.
Ma soprattutto serve un cambiamento culturale: dobbiamo imparare a difendere chi è vulnerabile prima che sia troppo tardi. Le parole possono uccidere, ma possono anche salvare. Scegliere come usarle è una responsabilità di tutti.
Contatti utili:
• Telefono Azzurro – 19696 (attivo h24 per minori)
• Helpline Telefono Azzurro –114 Emergenza Infanzia
• Centro Nazionale per il Contrasto al Bullismo e Cyberbullismo – 800663757
• Polizia Postale – www.commissariatodips.it (per segnalazioni di cyberbullismo) • Associazione “Bulli Stop” – www.bullistop.com
Articolo pubblicato su il7 magazine numero 396

